Alla scoperta di Sassello e Tiglieto

da 19 Gennaio 2016Food, La Liguria Racconta1 commento

Parto in macchina da Genova, il sole fa capolino dietro le nuvole. Imbocco l’autostrada ed esco ad Albissola, all’uscita seguo le indicazioni per Sassello, percorrerò circa 21 km per raggiungere la mia meta. Lungo il percorso passo per Stella San Giovanni e mi fermo, scendo dalla macchina: questo è il paese natale del presidente Pertini e qui è possibile visitare la sua casa-museo.

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Parcheggio la macchina in una piccola piazzetta proprio sotto la grande chiesa, quella con lo splendido sagrato decorato con i risseu in stile genuinamente ligure. Devo essere sincera: non mi sarei aspettata tanta bellezza qui, lontana dalla costa.

Più salgo e più le colline sono verdi, arrivo finalmente a destinazione: ho appuntamento con Agata della Sassellese che mi racconta la storia dell’amaretto. Scopro che la tradizione dell’amaretto morbido ha più di due secoli qui a Sassello, piccole prelibatezze a base di mandorle, armelline (i noccioli dell’albicocca), zucchero e bianco d’uovo. Mi racconta che l’amaretto morbido è tra i dolci più tipici d’Italia, insieme al savoiardo, al pandoro, alla colomba e al panettone. Quello che non immaginavo è che l’amaretto morbido può essere degustato anche dai celiaci perché non contiene glutine. L’amaretto di Sassello è molto conosciuto anche all’estero ed ha un forte legame con il suo territorio; ogni anno qui a Sassello si celebra la festa dell’amaretto.

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Ma perché la tradizione dell’amaretto morbido è nata proprio qui a Sassello?

Pare che qui in passato ci fossero molti alberi di mandorle, che venivano usate dalle massaie per la produzione di torte. Poi nel 1860 la signora Geltrude Rossi, che gestiva una locanda con trattoria nel centro di Sassello, iniziò a produrre gli amaretti, piccoli dolcetti che serviva a fine pasto ai suoi ospiti e che conservava in un’arbanella di vetro. Agata mi dice che l’invenzione che ha rivoluzionato il futuro dell’amaretto è stata quella del confezionamento singolo sigillato, che ha permesso di aumentare la durata dello squisito dolcetto sassellese. Ed è proprio così che lo troviamo adesso: confezionato singolarmente e rifasciato nelle carte multicolori tipiche proprio dell’amaretto. Ringrazio Agata e proseguo la mia strada, arrivo in centro e parcheggio.

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Mi guardo in giro e vedo insegne pubblicitarie di amaretti dappertutto: che dolce sensazione di bontà! Entro nel Bar Jole per un caffè e noto che qui ci sono solo amaretti Virginia, con le belle scatole di latta in esposizione un po’ dappertutto. Scopro che qui esiste lo spaccio degli amaretti Virginia in una frazione di Sassello che si chiama la Maddalena e decido di andarci. Rimango piacevolmente stupita dalle colline verdissime che circondano Sassello e dalla strada che mi porta alla Maddalena. Lungo il percorso passo davanti ad altri produttori di bontà, come la Amaretti Giacobbe e il Biscottificio del Sassello.

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Incontro Sara, che mi racconta la storia degli amaretti Virginia, e mi chiede: “Come pensi sia nato il nome amaretti Virginia?” Mi vengono in mente le massaie che usavano le mandorle per preparare torte e dolci e rispondo: “era il nome di una massaia che preparava gli amaretti?” No no, gli amaretti hanno lo stesso nome dei sigari Virginia! Lo avreste mai detto? Io proprio no. Amaretti Virginia è un nome che mi ricorda le belle scatole di latta decorate in stile liberty; Sara mi racconta che la Virginia si è specializzata nella produzione di tante varianti della buonissima specialità locale: fichi e noci, cacao, limoncino, pistacchio, mirto, caffè, grappa, amarena, ecc… tutto l’immaginabile e anche di più.

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In giro nel centro storico di Sassello

Dopo pranzo visito Sassello e mi viene in mente che Sassello è stato il primo comune Bandiera Arancione della Liguria e d’Italia, il primo in assoluto! La Bandiera Arancione è un marchio di qualità turistico ambientale del Touring Club Italiano per i borghi dell’entroterra che si distinguono per un’offerta di eccellenza e un’accoglienza di qualità. Sassello è molto tranquilla, un “paese a misura d’uomo”, con tante casette, palazzi nobiliari e numerose chiese e cappelle che raccontano e custodiscono testimonianze della storia del borgo. Anche qui come a Torriglia mi trovo nell’entroterra ligure e noto le case color pastello tipiche della Riviera Ligure, davvero una bella scoperta a oltre 800 metri s.l.m.! Qui siamo al confine tra la Liguria e il Piemonte, Sassello è molto amata dai genovesi e dai savonesi soprattutto in estate perché qui “fa fresco” come diciamo noi, e fa parte dello splendido Parco Naturale Regionale del Beigua. Se amate i funghi porcini, dovete venire qui in autunno, fra gli splendidi boschi che circondano il borgo. Comunque i funghi porcini secchi locali si possono acquistare un po’ dappertutto e tutto l’anno qui a Sassello.

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Tiglieto: Benvenuti sulle montagne del mare!

Riprendo la macchina e riparto in direzione Tiglieto, che come Sassello fa parte del Parco Naturale regionale del Beigua; qui ho appuntamento con l’Associazione Amici dell’Abbazia Cistercense di Tiglieto, splendido complesso monumentale del XII secolo, la prima creata in Italia. Percorro nel silenzio la tortuosa e lunga strada provinciale che da Sassello porta a Tiglieto, passando fra splendidi boschi secolari dai meravigliosi colori tardo-autunnali, passo diverse frazioni di Sassello, passo anche Urbe e infine vedo un cartello che recita “Comune di Tiglieto – Benvenuti sulle montagne del mare”. Sbaglio strada e perdo il bivio per raggiungere l’Abbazia, mi ritrovo così su un ponte sopra al fiume Orba e con la coda dell’occhio intravedo un ponte romanico, scatto qualche foto qua e là.

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Torno indietro di pochi metri e imbocco il bivio per l’Abbazia che mi era sfuggito; arrivo a destinazione e parcheggio. Scendo dalla macchina, un silenzio assordante; è la seconda volta che visito la splendida Abbazia di Tiglieto e l’impressione che ho quando arrivo è sempre la stessa: sto arrivando in un’oasi di pace e tranquillità. È bella, sia fuori che dentro, solitaria fra vasti prati verdi, davvero adatta per ospitare i monaci dediti alla contemplazione. Pierpaolo Franzeso mi racconta che stanno procedendo con i lavori di ristrutturazione della parte del convento.

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Per raggiungere l’Abbazia si possono percorrere due strade: una da Genova via Masone e Campoligure e l’altra da Savona via Sassello e Urbe. Se non l’avete mai visitata, fatelo, quest’oasi di pace vi stupirà.

Per info sull’Abbazia visitate il sito www.associazioneamicibadiaditiglieto.it

1 commento

  1. pizzorno

    molto interessante per me che sono nata li …a andata via con nostalgia.

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