Aperitivo by night col Capitano e… i segreti del Castello D’Albertis

da 15 Giugno 2022Cultura, Family, Food, Genova di sopra, La Liguria Racconta0 commenti

I Genovesi hanno un certo feeling con gli ascensori. E a ragione: hanno dovuto fare di necessità virtù. Sono riusciti però a trasformare un semplice trasporto in una experience. Sì, perché questa avventura alla scoperta del Castello D’Albertis comincia proprio da lì, dall’ascensore di Montegalletto. Comodamente seduti, in una cabina, per trecento metri si cammina in orizzontale e poi a sorpresa si comincia a salire. In pochi minuti ci si ritrova davanti al castello, dalle suggestioni neogotiche e ispano- moresche, voluto, nel  1886 dal Capitano D’Albertis su questa collina che domina Genova.

Varcata la soglia dunque, sono entrata in una dimensione magica, abbandonando preoccupazioni e pensieri. Improvvisamente non ero più in città. Immaginavo che da lì a poco mi si sarebbe palesato un cavaliere con tanto di armatura, lancia e scudo. Probabilmente il Capitano Enrico D’Albertis ne sarebbe stato felice. Questo voleva per i suoi ospiti: stupirli.

La guida accoglie il gruppo e mentre, nella Sala delle Carrozze, racconta: “.. Eh sì, perché il Capitano, amante dei viaggi, grande ammiratore di Cristoforo Colombo, apparteneva a una famiglia di Voltri che possedeva una fiorente industria laniera e che riforniva la Regia Marina di casacche… “ mi si accende una lampadina. Il padre di Colombo faceva il lanaiolo! Magari anche questo spiega l’ammirazione incondizionata del Capitano per il grande navigatore, tanto che commissionò nel 1870 al Monteverde una delle più belle statue di Colombo: un giovinetto pensieroso con lo sguardo rivolto verso San Salvador. Chissà se il Capitano già allora aveva in mente di affrontare una traversata sulla stessa rotta di Cristoforo. Lo fece sul serio, 20 anni dopo, costruendo l’astrolabio e altri strumenti nautici dell’epoca colombiana e navigando fin nelle Americhe. Incontrerà anche una tempesta e dovrà legarsi al timone per proseguire, con coraggio e tenacia. Altro che navigatore satellitare!! D’altronde Enrico D’Albertis era del segno dell’ariete, non dimentichiamolo.

Saliamo al primo piano. “Ma…. tutte queste armi?” chiede un visitatore, che poi scopro essere del centro storico, arrivato qui in … ascensore – “ a noi del XXI secolo sembrano così anacronistiche..”

“Sono panoplie, spiega Gianluca, la guida, e testimoniano i viaggi del Capitano, che fece per tre volte il giro del mondo e qui hanno scopo decorativo, devono ricostruire un ambiente medievale. Lui, il Capitano, viaggiava disarmato. Era solo spinto da curiosità scientifica.”

Eccoci all’ammezzato del Samurai e altre sale, con oggetti provenienti dall’oriente e poi mirabilia… tra cui una inquietante creatura essiccata spacciata per sirena, composta da varie parti, inclusa la coda di una ombrina. Poi la sontuosa Sala del Camino, che per la bellezza e per il panorama è sede di matrimoni e molto apprezzata dagli sposi. Qui inevitabilmente la spiegazione tocca un argomento interessante: il Capitano e le donne. Tutti drizzano le orecchie, pronti al gossip.

E invece nulla. Il Capitano era uomo discreto e poco si sa della sua vita sentimentale. Misogino, oppure marinaio una-donna-in-ogni-porto? “Si sa che si sposò, sì, ma per … amicizia. Un suo amico morì prematuramente, lasciando moglie e figlia in condizioni economiche non ottimali. Il Capitano quindi si sposò per dare alla ragazza una dote. I coniugi, poi, fecero vita separata”. Il gruppo, un po’ deluso, ma in ammirazione per la generosità del Capitano, prosegue il viaggio alla scoperta del Castello e, superata una meravigliosa biblioteca, si arriva nella loggia Colombiana. Panorama mozzafiato sul porto e la città. Nei giorni tersi si vede la Corsica. Genovesi e non, tutti rimangono in estasi.

Lo straordinario e misterioso Salotto Turco, in cui dedicarsi all’ ”otium”, avvolti dal fumo del narghilé …

… e … ancora tanto da vedere, come la ricostruzione della cabina del Capitano, in stile marinaresco, la bellissima sezione con allestimento moderno, dedicata agli strumenti musicali, oggetti in terracotta e altri materiali provenienti dalle missioni, dal design modernissimo. “Museo delle culture del mondo”, appunto.

Fosse vissuto ai giorni nostri, il Capitano probabilmente sarebbe un blogger. Sicuramente un influencer. La vita di questo esploratore, scienziato, globetrotter è davvero interessante ed è molto affascinante  conoscere lui attraverso la sua dimora.

L’aperitivo conclude dunque questa bella esperienza, che continua nei gusti e spezie dal mondo, ricette internazionali, come internazionale è questo luogo.

Sotto, la città, le luci della sera, qui la pace, una bella atmosfera … e noi brindiamo a lui, al Capitano coraggioso, in questo castello che sembra, anche lui, pronto a spiegare le vele e salpare per nuove avventure.

Volete vivere anche voi questa experience? Cliccate qui  !!

 

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *