Come Giuditta arrivò ad amare il mare

da 17 Marzo 2014Family1 commento

Notte di mareggiata, a Riva Trigoso. Dove avveniva il varo delle navi, al cantiere, le onde ci prendevano gusto a litigare tra di loro, le une sopra le altre, infrangendosi contro i grossi pilastri conficcati nel fondale. Sputacchiavano schizzi di spuma bianca che, complice il vento, ti schiaffeggiavano il viso se sostavi ad osservarle. Giuditta non aveva ancora tre anni; in spiaggia, si divertiva a rincorrere la risacca o rifuggendo l’onda, ridendo. Ma quella sera i nuvoloni accorsi sopra la baia di Riva preannunciarono una burrasca: già il mare si faceva sentire rumoreggiando, così portai mia figlia fino alla muratella dei giardinetti, dietro la spiaggia, dove gli accorti pescatori avevano portato già in secca le barche, al riparo dalla furia del mare.

I nuvoloni accorsi sopra la baia di Riva preannunciarono una burrasca.

Col bel tempo a Riva il mare gioca allegramente tra i piloni, giù alla spiaggia: quella sera invece mugghiava inviperito, flagellandoli come prigionieri al palo, allargando poi un mantello di spuma bianca ribollente, fino ai gradini della muratella. Roba da brivido, per noi abitanti della bassa, abituati alla monotonia silenziosa della nebbia invernale.

rivatrigoso vista panoramaIl cupo brontolio del mare soverchiava le grida eccitate di Giuditta: alti cavalloni s’imbizzarrivano sulla riva ed impennandosi si srotolavano sulla rena. “Mare ‘rabbiato! Pecchè?”, farfugliava euforica la mia piccola saltellando: non ci fu tempo per le spiegazioni allorchè un energico maroso s’abbattè sulla muratella inzuppandoci di acqua gelata. Automaticamente, afferrai Giuditta, prima che l’onda la sommergesse, e la gettai senza troppi riguardi nella barca dietro di noi, evitando che il risucchio del mare la trascinasse via. Il cuore a mille, restai senza fiato; poi, dalla vecchia lancia, si levò la voce ridente di mia figlia: “Belo! Ancoa il salto co onda!” Infreddolita e fradicia, ringraziai il cielo che fosse indenne, lasciando alla notte il compito di ascoltare le bizze del mare…

La mattina seguente uno splendido sole illuminava un mare rilucente tornato alla quiete. La giornata dicembrina era frizzante e uscimmo ben coperte per la passeggiata quotidiana, chè anche in inverno la Liguria ti sorprende con squarci di sorprendente bellezza. Sulla spiaggia, raccontai a mia figlia come il mare, per il mal di pancia, si fosse lamentato tutta notte con alte onde, rigettando alghe, legni e conchiglie che aveva nello stomaco: Giuditta ascoltò assorta poi, mentre raccoglievo una conchiglia, mi sfuggì di mano. Corse a braccia spalancate verso il mare gridando: “Povero mae, adescio stai bene?”, gettandosi in acqua per confortarlo con un abbraccio. La ripescai inzuppata dalla testa ai piedi, ma felice: “Adescio il mae sta bene! L’ho guaìto io!”, gorgogliò. Da allora Giuditta adora il mare di Riva Trigoso.

1 commento

  1. eda

    bellissimo! ho i brividi

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