Le pietre, l’oro e Caravaggio – A caccia di Frantoi nell’Imperiese

da 28 Ottobre 2021Active, Cultura, Food, Glocal, Sanremo e dintorni3 commenti

Gli ostacoli del cuore
Se ti ritroverai ad attraversare la Liguria, e più precisamente l’immediato entroterra di Imperia, ovvero la Val Prino, lo penserai, che ci vuole forse solo la testardaggine dei Liguri per riprendersi quello che la natura ha da sempre negato loro: la terra.
Ti chiederai chi siano stati quegli anonimi eroi che giorno dopo giorno hanno preso un mucchio di pietre inutili e in esse hanno saputo vedere … un muretto a secco! Pazientissime mani hanno scelto, sistemato, dato un nome ad ogni pietra e trasformato un ostacolo in un alleato. Su questi terrazzamenti, che qui chiamano “fasce”, i contadini, come i Benedettini in tempi antichi, hanno piantato, amato e curato questi ulivi.

Sua maestà la Taggiasca …
E in queste valli in autunno si ripete una magia. Le balze del monte vengono addobbate come le spose: troverai il comune manto verde delle damigelle, il giallo delle invitate, e se sarai fortunato, vedrai il tenue velo rosa di taffetà che dolcemente avvolge le basi degli alberi. Ed è tutta un’attesa. A suo tempo, i piccoli degli ulivi, prima verdi e poi pian piano viola, cadranno nella tela del ragno. Oh sì, dipenderà dal sole e dal vento, ma soprattutto dagli uomini che, con le loro lunghe braccia elettriche, convinceranno anche le olive più restie a lasciarsi avvolgere in questo abbraccio, per loro mortale. Ma sarà una morte apparente, perché la purificazione le trasformerà in oro. Ma non subito. Prima saranno messe a riposare, le piccole olive, che quassù assumono il nobile titolo di taggiasche. Al momento giusto saliranno sulla giostra, nel frantoio e, giro dopo giro, si fonderanno l’un con l’altra. Non le riconoscerai più, perché diventeranno olio, sudata ricchezza di queste terre.

… e la Contessa di Pietralata
Inerpicandoti su per la Val Prino, dicevamo, troverai un minuscolo borgo fatto di silenzi, gatti, pietre, ulivi e scorci bellissimi, sorto, manco a dirlo, intorno ad una torre di avvistamento. E’ Praelo, piccolo gioiello che ora conta 10 abitanti e che in estate arriva a … 30 anime! La padrona di casa è la gentilissima Contessa Gandolfi (imparentata con gli Zar!) , nobile dell’antica Contea di Pietralata (vetusto nome di Praelo).
Dal passaparola dei frantoiani in valle infatti (devo fare un monumento a Claretta, del Frantoio Benza, per la “soffiata”) mi è arrivata una notizia: tra le pietre del borgo è custodito un frantoio a “sangue” del Quattrocento. A sangue, cioè azionato da animali. Non posso non andare a vedere!
Mi conduce lassù un altro uomo dell’olio, Giacomo Rinaldi, figlio di Pierluigi. Originari di Alba, son finiti in Liguria per amore di questi uliveti. Dietro questo cognome si cela una azienda di qualità, la Raineri, che ha fatto, come Benza, della taggiasca un punto d’onore. Pierluigi ricorda commosso il suo amico, Conte di Pietralata, scomparso 14 anni prima. I Rinaldi hanno preso in affitto l’Azienda agricola dei Gandolfi e questi ulivi, per continuare la tradizione.

In punta di piedi…
Entro dunque in punta di piedi nella penombra del frantoio.
Polvere antica, fuliggine di sei secoli sui muri, le pesanti mole, sormontate da ingranaggi in legno in perfetto stato di conservazione, che immagino azionate dal sudore dei possenti buoi o da miti asini. E poi i fiscoli, doppi dischi di corda in fibra, una sorta di “sportine” in cui veniva messo il prodotto della prima spremitura, pressati sotto il torchio mosso da mani d’uomo. E i neri calderoni in cui si separava l’acqua dall’olio, che saliva in superficie e che mani esperte e leggere raccoglievano fino all’ultima goccia con la “lecca”, un piattino con manico.
Immagino le voci, gli odori. Tutto trasuda storia e lavoro.
Sono senza parole. Per una volta… 🙂

C’è luce e luce…
Saliamo di sopra, ecco la stanza per i contadini, ricavata nella ex torretta di avvistamento, poi un inaspettato pozzo per l’approvvigionamento di acqua (al primo piano??? eh sì), e un lavatoio in pietra, squadrato, con un accenno di decoro sul bordo. Tutto così stretto, ai nostri occhi moderni, ma così era.
Guardo tutto curiosa, mille domande, ma la visita volge al fine… ed è già tempo di andare via da questo magico posto senza tempo.
Scendiamo al piano terra, mi giro per un’ultima volta: da una finestra filtra una luce che ha del mistico... mi ricorda i quadri del Caravaggio: un raggio di sole trapassa il vetro, l’olio, e diventa oro sul pane.
E mi trapassa l’anima.

Foto: R. Alizeri

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3 Commenti

  1. Giampiero Laiolo

    Piacevole sintesi di una reale testimonianza storica.

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  2. Barbara Campanini

    Bellissimo racconto, grazie!

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  3. enzo

    Complimenti per la descrizione dei luoghi e dei momenti.

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