Pic-nic in Pineta ai Giardini Botanici Hanbury – Experience per famiglie e non solo

da 9 Giugno 2022Active, Cultura, Family, La Liguria Racconta, Sanremo e dintorni0 commenti

Sfido chiunque a rimanere impassibile di fronte alla bellezza della costa dopo Ventimiglia che sale su fino all’ingresso dei Giardini Hanbury, con l’azzurro del mare e del cielo interrotto solo dal fucsia delle bouganville. E quindi non ci si può meravigliare se Sir Thomas Hanbury si sia innamorato di Capo Mortola. Questo microclima unico era il luogo ideale in cui il ricchissimo commerciante inglese di the, spezie e seta avrebbe potuto curare la polmonite, finire in pace i suoi giorni e realizzare il suo sogno: impiantare e studiare piante da tutto il mondo, sostenuto dal fratello Daniel, appassionato di farmacologia.

L’unica volta che vidi i Giardini avevo 12 anni e non ricordo quasi nulla. Mi incuriosiva quindi tornare, ma ero anche scettica per questa experience ai Giardini fruibile tutte le domeniche di giugno: potevano delle piante essere davvero interessanti?

La bravissima guida Jamila, simpatica ed ironica, ci accoglie subito con un sorriso. Oltre a me, famiglie con bambini e coppie. Ci parla di questi 106 mt di dislivello che avremmo poi dovuto ripercorrere in salita. Aiuto!! Ci alletta però con il premio finale, il pic-nic in pineta, a base di prodotti tipici locali, ogni mese diversi: la michetta di Dolceacqua o la sardenaira, o la castagnola di Ventimiglia, o la stroscia, o la torta verde, ecc.

Scopriamo che “Mortola” deriva dal “mirto”, che qui producevano in gran quantità. Jamila ci racconta di Thomas e del figlio Cecil, morto prematuramente. Il progetto dei Giardini venne continuato da Dorothy, la nuora, donna di grande cultura. C’erano 60 giardinieri (60!) e 40 persone di servizio, che venivano chiamati a raccolta dalla grande campana tibetana vicino alla villa, comprata al mercato di Kyoto.

In questi 18 ettari sopra Capo Mortola, schiacciato sotto il Grammondo, montagna che con i suoi 1378 mt protegge dalla tramontana e dal maestrale, si intravede subito una maestosa giacaranda. Anche se…. “non ci sono più le mezze stagioni”, ecc. ecc., lei fiorisce a giugno. Punto.

Quando Jamila ci dice: “La chicas revoluta? Quella è una pianta giurassica!” gli occhi di Lorenzo, 10 anni, curioso e intelligente, piccolo Piero Angela del gruppo, si illuminano di immenso, la fantasia corre ai dinosauri ed esclama un grande: “woooow!

Con la nostra guida scopriamo il mondo delle piante succulente: “Ecco l’agave attenuata, che per difendersi contiene una linfa urticante. Lì l’agave tequilana – eh già, proprio quella da cui si ricava il famosissimo superalcolico messicano! E sapevate che dall’agave sisalana si ricava il Sisal per tappeti, corde e … tiragraffi per gatti?”

E poi l’immancabile aloe, nemmeno lontana parente dell’agave, amarissima (ci sarà un perché la chiamano “aloe ferox”…). “Chi non ha sentito mai parlare dell’aloe vera, che cicatrizza?”. E ancora i cactus: le foglie che diventano spine, la forma a spicchi che le difendono dal sole, l’acqua potabile contenuta all’interno, la lotta per la sopravvivenza.

“Vedete quei buchi nelle palme? Sono i fori dei proiettili della Seconda Guerra Mondiale. La palma è formata da fibre, come un enorme filo d’erba, e si è cicatrizzata, per fortuna”.

La natura cattura i nostri sensi. La Foresta australiana, il giardino degli aromi, il pino di Aleppo, le ninfee con le loro foglie gommate. Piante da tutte il mondo che in questo microclima si sono adattate in modo straordinario.

E ovviamente non poteva mancare il fantasma della villa! Ben prima che arrivassero gli Hanbury, Violante, suora della famiglia Lanteri, che abitava la villa, si era fatta costruire una cappellina. Al tempo, si usava. Thomas, che era quacchero e uomo pratico, al posto della cappellina ricavò …. un bagno, lasciando solo l’acquasantiera, perché era di suo gusto. Venne aggiunto da Dorothy anche l’ascensore, a completare l’opera. Pare che Violante l’abbia presa male e quindi faccia sentire ancora oggi la sua presenza…

Ad ogni modo è solo grazie agli Hanbury, e poi allo Stato, che questo paradiso aperto a tutti non è diventato una serie di condomini o villette per pochi eletti.  Oggi, gli studiosi dell’Università percorrono i giardini in lungo e in largo per trovare semi fertili per la “nursery” dove vengono custoditi i preziosi chicchi per poi scambiarli con studiosi di tutto il mondo. Una sorta di … ”banca del seme”.

Roberto di Bologna, estasiato, mi confida: “Bellissimi questi Giardini. E indispensabile la bravissima guida, che, anche in modo simpatico, ha spiegato la filosofia del giardino botanico. Senza, si perderebbe tutta la vera bellezza”.

Eh sì, perché non ci si deve aspettare un parco da esposizione. La filosofia è di lasciare che le piante possano acclimatarsi, combattere per la sopravvivenza, e chi si adatterà di più vincerà.

Arriviamo giù, giù e arriva anche la meritata ricompensa. Un gustoso e abbondante pic-nic al fresco dei pini. I bambini sono entusiasti.

Con calma, dopo, si potrà risalire e tornare nel mondo moderno. Ma dopo. Con calma.

Ora lasciatemi qui.  Ne è valsa la pena.

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